Analisi macroeconomica FX del 15/09/2014

focus mercati

La produzione industriale cinese è cresciuta del 6,9% a/a, molto meno di quanto previsto su base annua per il mese di agosto (previsione: 8,8%; dato precedente: 9,0%); le vendite al dettaglio sono aumentate dell’11,9% (rispetto al 12,1% previsto e al 12,2% precedente). Gran parte dell’azionario asiatico ha aperto la settimana in rosso, le valute dei mercati emergenti hanno fatto registrare una performance negativa nei confronti dell’USD. L’USD/CNY è rimbalzato da 6,1309 e testa la media a 21 giorni (6,1428). La debolezza dei dati fa chiaramente aumentare le aspettative di un nuovo stimolo dalla PBoC, e quindi pesa ulteriormente sullo yuan. Il supporto chiave staziona a 6,1264 (38,2% di Fibonacci sul rally in atto da gennaio a maggio).

In avvio di seduta, il complesso AUD è stato interessato da pesanti pressioni a vendere sull’onda delle notizie dalla Cina. L’AUD/USD ha aperto in gap a 0,9017 (rispetto alla chiusura di venerdì a 0,9038) ed è sceso a 0,8984 per la prima volta da 6 mesi. Viste le condizioni d’ipervenduto (RSI al 24%, banda di Bollinger inferiore a 30 giorni a 0,9096), secondo noi ci sarà una correzione prima della riunione del FOMC (16-17 settembre). La coppia NZD/USD ha esteso la debolezza fino a 0,8124, in scia alle vendite di AUD. Il supporto chiave è collocato a 0,8052 (minimo 4 febbraio), livello a cui andrebbero completamente in fumo i guadagni del 2014. L’AUD/NZD è rimbalzato da 1,1040 (50% di Fibonacci sul calo in atto da novembre 2013 a gennaio 2014). Le pressioni a vendere AUD continuano a generare un’impostazione negativa sulla coppia di valute oceaniane. Oltre alla riunione del FOMC, vanno presi in considerazione anche i rischi legati agli eventi in Nuova Zelanda; le elezioni del 20 settembre potrebbero generare nuove sfide per la RBNZ.

L’USD/JPY e i cross con lo JPY hanno aperto la settimana con calma perché Tokyo rimane chiusa per festività. L’USD/JPY è stato scambiato nella stretta fascia compresa fra 107,15 e 107,37. Le offerte attese a 107,50 (esportatori giapponesi, esercizio delle opzioni) frenano il rialzo in assenza di novità. I rendimenti USA in rialzo continuano a sostenere l’USD/JPY in territorio d’ipercomprato (RSI all’82%). Si monitorerà con attenzione la riunione del FOMC. Poiché gli investitori si aspettano toni da falco dalla Fed, eventuali commenti accomodanti dovrebbero frenare il rally dell’USD/JPY. Il rischio legato all’evento è elevato.

L’EUR/USD consolida la debolezza sotto la resistenza a 1,3000. La coppia probabilmente si stabilizzerà prima del FOMC. Con il venir meno del momentum negativo, è possibile un nuovo test della zona 1,2980-1,3000. Il complesso EUR probabilmente otterrà un po’ di supporto dall’ulteriore liquidazione di operazioni di carry-trade finanziate in EUR, visto che chi opera con questa strategia preferirà rimanere defilato per evitare il rischio evento costituito dalla riunione del FOMC. S’intravedono stop sopra 1,3000, mentre le barriere per le opzioni sono collocate a 1,3050+.

Si apre una settimana importante per il Regno Unito. Il 18 settembre la Scozia voterà se rimanere o staccarsi dal Regno Unito. La situazione politica continua a essere tesa. La correzione tecnica della scorsa settimana ha condotto la coppia GBP/USD verso 1,6280; la scommessa sul pattern “morning star” ha generato profitti di breve termine. All’avvio di questa settimana ricca di eventi, gli indicatori di trend e momentum sono perfettamente piatti. Il complesso GBP è troppo sensibile alle notizie e ai sondaggi sul referendum scozzese; i movimenti a breve termine sono bruschi e imprevedibili. Rimaniamo defilati. Per quanto riguarda i prezzi d’esercizio delle opzioni, 1,6300 sembra essere il livello pivot della settimana. Sotto questo livello si susseguono le offerte, sopra prevalgono invece gli ordini d’acquisto.

In questo lunedì gli operatori seguiranno la pubblicazione dei seguenti dati: prezzi alla produzione e all’importazione m/m e a/a di agosto in Svizzera; bilancia commerciale di luglio nell’Eurozona; indice Empire sul manifatturiero di settembre negli USA; vendite di case esistenti di agosto in Canada; produzione industriale, tasso di utilizzo degli impianti e indice sulla produzione manifatturiera (SIC) di agosto negli Stati Uniti.

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