Carcaci: Mattarella offende i migranti italiani

il paragone proposto dal Presidente della Repubblica, nel giorno della commemorazione della tragedia della miniera di Marcinelle in Belgio, con la situazione dei migranti di oggi, mi pare una interpretazione degli avvenimenti, alquanto curiosa.

“Il governo De Gasperi, dato che in Italia c’erano 2 milioni di disoccupati, enormemente aumentati nel primo dopoguerra, da cui il paese era uscito devastato, vennero incoraggiati a partire, dopo però aver concluso accordi bilaterali ben specifici, in cui venivano assicurate delle quote ben precise. Vennero conclusi accordi con i maggiori paesi d’emigrazione quale l’Argentina, l’Australia, ma in modo particolare con i vicini paesi europei, il Belgio, la Francia, la Svizzera: tutti si assicuravano la loro quota controllata di lavoratori. In questo modo l’Italia, che usciva perdente dal conflitto, poteva recuperare prestigio internazionale, vantandosi di aver contribuito, grazie alle enormi masse di forza lavoro messe a disposizione, alla ricostruzione dell’Europa liberata. Solamente in due anni, tra il 1946 e il 1947, partirono per le miniere della Francia e del Belgio, quasi 84.000 italiani, la maggior parte provenienti dal Veneto, dalla Campania e dalle regioni del Sud.
L’incredibile flusso di “rimesse” di denaro inviate in Italia da questo esercito di lavoratori, costituì una ricchezza irrinunciabile che permise all’Italia di pagare i debiti internazionali, di acquistare materie prime e avviare la rinascita economica.
Il rovescio della medaglia era costituito da un’incapacità delle classi dirigenti italiane di progettare un piano per risolvere i problemi strutturali dell’economia italiana. Invece di collocare le proprie forze lavoro in una pianificazione nazionale dell’economia, si preferì la via tradizionale dell’emigrazione.”

Ecco, forse questo è l’unico punto in comune tra l’emigrazione di ieri e quella di oggi, ovvero l’incapacità della politica di risolvere i problemi interni. Quasi 200 mila italiani sono emigrati negli ultimi anni, in cerca di una vita migliore. Una costante storica sulla quale bisognerebbe riflettere.

Veniamo invece alla migrazione di oggi, il 95% della quale è di carattere economico e non è stata controfirmata da alcun accordo internazionale tra l’italia e i paesi di provenienza, nè credo, derivi da un accordo con l’organizzazione internazionale (combattuta , fino ad ora, solo a parole) degli scafisti. L’italia non ha fatto richiesta alla Nigeria, e altri paesi africani, dichiarando di avere delle quote di inserimento di migranti economici, ma subisce una invasione verso la quale dimostra di non avere gli strumenti per fronteggiarla. L’idea di poter avere quote di migranti economici a cui si potrebbe offrire dignità, ovvero lavoro e casa, è una bella idea ma è e rimane tale, in quanto credo sia sotto gli occhi di tutti la situazione occupazionale nel nostro paese, con una disoccupazione superiore all’11% e una disoccupazione giovanile oltre il 40%. La sensazione, è quella di un paese che lascia scappare i cervelli e accetta l’enorme business dei migranti, business pagato dai cittadini italiani, anche se trasversalmente, perchè i soldi arrivano dall’Europa, ma l’Europa la finanziamo noi. I nostri emigranti andavano e versavano tutti lacrime e sangue. Quando vedo i migranti ben vestiti con cuffiette, giovani e forti, che chiedono l’elemosina davanti ai supermercati, ho la conferma chiara ed evidente che il paragone proposto non solo non sia condivisibile, ma anche concettualmente pretestuoso.

Di seguito un lettera di un deputato belga di origini italiane, al Presidente della Repubblica e da quello della Camera relativo ai migranti.Racconta infatti:

“Mi sento offeso dalle parole che ho sentito. Così come è offesa la memoria delle persone che hanno perso la vita nella miniera di Marcinelle – ha detto – Paragonare quegli immigrati con quelli di oggi è sbagliato. Quando mio padre nel 1947 è andato in Belgio c’erano degli accordi tra i due Paesi. C’era, da parte del Belgio, una richiesta di lavoratori. In Italia invece i giovani non hanno un impiego ed è quindi impensabile riuscire ad aiutare tutti i ragazzi africani che arrivano ogni giorno sulle nostre coste. Inoltre – continua Carcaci – noi ci siamo integrati, abbiamo studiato, imparato la lingua e lavorato anche se subivamo episodi di razzismo”.

 

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