Nuovo centro commerciale Adigeo nato per fallire subito

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Per quelli come noi che amano le botteghe veronesinon quelle presunte storiche, ma quelle vere come la salumeria Albertini in corso Santa Anastasia o la drogheria Emaldi in Via San Paolo, o la macelleria equina Avesani in piazzetta Monte  (l’apertura dell’Adigeo, il nuovo centro commerciale da quasi 130 negozi e un ipermercato di oltre 3.000 metri quadri che dovrebbe dare lavoro a un migliaio di persone) non fa né caldo né freddo. È un problema di altri. Saremmo tentati di ricordare il famoso detto per il quale “acquistare è più che votare” e per quel che ci riguarda potrebbe chiudere subito: il nostro denaro, cioè il nostro scalpo non l’avrà mai.

Il punto è che a Verona come altrove, l’apertura di questi enormi centri commerciali, che in questo caso prelude a un’ulteriore prossima inaugurazione di un mostro del consumismo analogo e contiguo, è stata contrabbandata come un avvenimento di grande importanza, tipo la visita del Papa o l’inaugurazione di una nuova grande scuola o biblioteca. Saremo pure dei tromboni (come diceva Lucio Battisti) ma a noi pare che prima di spenderli, i soldi, bisognerebbe guadagnarli, e la sequenza logica di una città che dimentica il lavoro (fabbriche che chiudono, banche che licenziano) e la produzione, ma enfatizza la spesa, ci lascia perplessi.

Una volta almeno c’era l’Arena e gli spettacoli dei gladiatori, con il loro panem et circenses. Ora non sono stati fatti molti passi avanti: resta solo il panem. La gente si accontenta evidentemente solo delle botteghe, dei luoghi in cui spendere il (poco) denaro. Luoghi dell’oblio, luoghi in cui anche i poveracci (di spirito) possono sentirsi ricchi, partecipando alla sfilata del lusso a buon mercato, di cui questi centri commerciali sono pieni. In mancanza di luoghi e di mezzi per fare dell’altro, giovani e meno giovani si danno appuntamento nei fine settimana per sfilate affollatissime, dallo shopping ridotto ma in grado di sostituire ogni altra forma di utilizzo dei modesti redditi. Così si spiega la presenza delle maggiori autorità politiche, militari e religiose alla festa di inaugurazione del nuovo sacrario del costoso nulla.

Chi conosce un po’ la città, in questo caso Verona, sa che in realtà i negozi che vendevano prodotti di qualità e in alcuni casi di lusso sono scomparsi. Nell’abbigliamento, come nella gioielleria, al pari dell’antiquariato e perfino nei prodotti alimentari, il livello medio dei prodotti offerti nei negozi cittadini è precipitato. Le vette sono scomparse, la qualità media è divenuta costosa, in compenso c’è molta, forse troppa roba di bassa o infima qualità spacciata bene in negozi a basso prezzo. In quest’ultimi articoli sono prevalentemente specializzati i rivenditori che scelgono di piazzarsi nei nuovi centri commerciali.

Esisto perché spendo, anzi, perché guardo spendere. C’è una sgradevole estetica che purtroppo coincide con un’inconsistente etica in questi centri. Chi vuole ci va, noi crediamo per disperazione e per mancanza di alternative, pazienza. Noi siamo noiosi e continuiamo a credere che non sia dovere delle pubbliche istituzioni incoraggiare o benedire la gente a spendere denaro, anzi illuderla sulla qualità che non esiste o sulla bellezza indimostrabile di prodotti effimeri. Poi che anche i vescovi si allineino in queste processioni, non vorremmo che fosse in previsione di prossime partecipazioni dirette della Diocesi in qualche nuova grande iniziativa commerciale…

In ogni caso il sabato e la domenica vorremmo poter frequentare biblioteche, cinema, centri culturali, parchi e perfino città non sfigurate da visitatori affamati solo di dimenticare i problemi quotidiani perché cloroformizzati da politici astuti. Ciliegina sulla torta, che qualcuno voglia giustificare queste cose con la creazione di posti di lavoro è una di quelle menzogne che non meritano nemmeno di essere nemmeno commentate. Ma come diceva un illustre cattedratico di matematica all’Università di Padova, anche in questo caso «leghiamo l’asino dove vuole il medesimo». E continuiamo a preferire le piccole botteghe

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