La paura di invecchiare la prima schiavitu’

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Viktor Emil Frankl, psichiatra viennese sopravvissuto ai campi di concentramento, ci ha lasciato in eredità una piccola grande verità: l’uomo ha bisogno di un senso, di uno scopo nella vita. Senza di esso si ammala.

Quale senso dà l’uomo moderno a se stesso? Quale scopo indica alle nuove generazioni?

Nel libro Essere padre e madre oggi di autori vari, la dott. Maria Beatrice Toro descrive il fenomeno dei genitori “adultescenti”, adulti con comportamenti adolescenziali, affettuosi e accudenti con i loro figli, ma paralizzati nella loro incapacità di trasmettere narrazioni di senso sulla vita. Genitori fragili che possono avere grandi difficoltà ad entrare in sintonia con le esigenze dei figli e tendere a creare con essi relazioni complici piuttosto che educare.

Genitori che imitano i figli, che li inseguono nelle loro manie tecnologiche, che apprendono i gusti musicali dei giovanissimi. Adulti terrorizzati dall’idea di invecchiare, nel corpo certo, ma ancora di più dall’idea di essere considerati “ vecchio dentro” e “barboso”.

Una certa retorica appartenente alla cultura progressista e all’idea moderna di arte, molto evidente ad esempio  nel cinema, arte moderna per eccellenza, afferma che è bene affrontare temi seri ma con leggerezza, altrimenti sei noioso, non fai presa sul pubblico, “sei out”.

Peccato che leggerezza spesso significhi banalizzazione e incapacità di riflessione. Abbiamo scisso forma e sostanza. Abbiamo rinunciato all’intelletto.

Per inciso, chi non si riconosce in una cultura moderno-progressista troppo spesso finisce con il rispondere a questo imperativo creando opere fondamentalmente sentimentali o moralistiche, contribuendo secondo chi scrive all’attuale fallimento dell’arte moderna.

Viviamo nell’epoca del divertimento a tutti i costi.

E le nuove generazioni? Basta avere il coraggio di guardare con occhio critico alle varie “generazioni Erasmus” o ai “giovani snowflakes” d’oltre oceano per dover ammettere che vediamo giovani fragili come cristalli, imbevuti di politicamente corretto,  convinti di essere perfetti, con bassissima tolleranza alle frustrazioni, che pensano di potersi proteggere da tutte le cose cattive che ci sono nel mondo identificando e eliminando chi, secondo loro, incarna il male.

Giovani educati dal femmineo senza intromissione maschile. Fuori dalla realtà. Continuamente accuditi, quasi mai messi di fronte alle responsabilità delle loro azioni.

Gli inglesi li chiamano «genitori spazzaneve». Perché «ripuliscono ogni cosa davanti ai loro figli in modo che nulla possa andare loro storto e possa minacciare la loro autostima».

Gli uomini di oggi hanno enormi difficoltà a riconoscersi adulti, possiamo dire che manca una definizione dell’essere adulto in cui riconoscersi, se non al negativo. La giovinezza, età delle speranze e delle opportunità aperte, viene mitizzata e nessuno vorrebbe lasciarla.

Non è di oggi, 2017, il fenomeno, ma parte da lontano. Nel 2001 il film L’ultimo bacio di Gabriele Muccino, film molto sopravvalutato, narrava di trentenni che faticavano a crescere e ad assumersi responsabilità, magari avevano  ottimi lavori, ma di crescere non ne volevano sapere. Già, un ottimo posto di lavoro, ma immaturi e irresponsabili nelle relazioni. Da decenni la televisione ci stordisce con serie TV sulle più disparate professioni dove i personaggi sono abili, ricchi e belli, magari potenti, ma hanno una vita personale e relazionale fallimentare.

Il bello è che in grande parte ci abbiamo creduto: quanti augurerebbero ai propri figli di trovare un compagno con cui attraversare la vita e quanti invece di fare carriera e conquistare una posizione sociale invidiabile e sicura? Quanti pensano che il fallimento di un matrimonio sia più tollerabile di un fallimento lavorativo?

Se una generazione ha retto a fatica con questa scissione, la prossima salterà. L’essere umano non funziona a compartimenti stagni e chi è immaturo e irresponsabile nelle relazioni e nella gestione delle emozioni prima o poi finirà per esserlo anche in altri ambiti.

Parola d’ordine: divertimento! Per potermi divertire devo avere denaro e possibilità che me lo consentono. Se non ho la posizione giusta, ho semplicemente fallito, non ho un posto in questo mondo.

Paura di invecchiare, paura del dolore, paura della morte, paura  della solitudine, del fallimento, di farsi carico dell’altro.

Le grandi distopie raccontate in romanzi e film narrano di tentativi dell’uomo di creare società perfette, organizzate nei minimi dettagli, ma che divengono inferni. Dove non c’è spazio per il dolore e la morte anche la vita si spegne e diviene una farsa.

Nel romanzo The Giver  di Lois Lowry viene descritto un tentativo di creare il paradiso sulla terra, un mondo perfetto dove ad ognuno è assegnato un posto utile e non ci sono discriminazioni, dove le persone non utili vengono “congedate” in un mitico altrove. Il protagonista scopre che congedare significa semplicemente eliminare con una iniezione e apprende con orrore che non è vero che il dolore e la morte sono stati sconfitti, sono stati soltanto banalizzati e resi legali (ogni riferimento alle attuali polemiche sul testamento biologico insito in questa citazione non è casuale).

The Giver è stato tradotto in trenta lingue.  Viene da chiedersi: cosa hanno pensato tutti gli esseri umani che lo hanno letto e poi magari hanno visto anche il film?

Del resto quando uscì L’ultimo bacio, schiere di allora trentenni uscivano dal cinema felici e contenti perché si erano riconosciuti nei personaggi;  peccato che quelli raccontati erano trentenni irresponsabili e incapaci di crescere. Ma bisogna parlare di cose serie con leggerezza e la leggerezza diventa banalità. Se lo dice il cinema che i trentenni non vogliono responsabilità, allora vuol dire che vado bene anche io.

Il tormentone che ha vinto quest’anno Sanremo, Occidentali’s karma, prende in giro gli occidentali che rifiutano la nostra tradizione e si rifugiano nelle tradizioni orientali credendole più facili, ma le rendono ridicole. Quanti di quelli che cantano ovunque questo motivetto sono proprio quelli in teoria presi in giro dal testo? Una delle parodie della canzone è Occidentali’s mamma dove si prendono in giro le madri moderne ossessionate dai selfie e dal non sembrare vecchie.

Eppure i genitori si adeguano ai gusti musicali dei figli che pendono dalle canzonette di Fedez, J-Ax o Rovazzi che prende in giro la mania di postare tutto sui social e in un siparietto di introduzione ad uno dei suoi video ha inserito un finto dialogo con un agente che lo invita a creare una canzone che piaccia anche alle mamme.  E le mamme vere si adeguano, cantano Tutto molto interessante e imitano il gesto sciocco che fanno continuamente i loro figli per copiare il mitico Rovazzi.

I rapper di oggi si definiscono “comunisti con il rolex”, fingono di essere ribelli, di criticare questa società, ma in realtà solo in questa società possono avere successo, al di fuori non esisterebbero.

Gli adulti dovrebbero essere coloro che hanno il coraggio di dire ai figli che si può anche ascoltare il motivetto alla moda per non essere diversi dai pari, ma quelli non sono un modello, ancora meno sono un modello di forza. Soprattutto sono solo una moda che poi passa. Passa sia perché la moda cambia e nel giro di un pugno di anni ci saranno altri idoli, sia perché è musica da ragazzini, poi si cresce e si guarda oltre;  non perché si sia diventati noiosi, ma perché un adulto dovrebbe sapere chi è e dove vuole andare e dovrebbe aver superato la fase di omologazione al gruppo, avere una personalità formata e forte, con tutte le differenze individuali. Soprattutto dovrebbe divertirsi in modo diverso da un adolescente e dovrebbe volerlo senza sforzo. Ma questa società siamo sicuri che lo permetta?

La paura di invecchiare è la prima schiavitù perché ci inchioda ai nostri istinti più bassi, ci impedisce di riconoscere la nostra vocazione, ci sbarra la strada verso la realizzazione piena come persona.

Soprattutto ci rende poco credibili agli occhi delle nuove generazioni. I giovani sono il futuro, frase banalissima ma vera, ma non sono perfetti, sono grezzi, pieni di energie e potenzialità, non formati e hanno bisogno di qualcuno che li sostenga nella ricerca di loro stessi. Quel qualcuno sono gli adulti, che sono diventati tali prima di loro.

Educare= ex-ducere, condurre, portare fuori

Se riconosco e rispondo alla mia vocazione, non avrò paura di compiere 40 e poi 50 anni, starò compiendo quello per cui sono chiamato, guarderò con un sorriso alla giovinezza passata e non temerò il futuro, perché non basta una vita per rispondere ad una vocazione, ma ne vale la pena.

La differenza la facciamo noi adulti, noi generazione di mezzo. Se abbiamo paura di invecchiare, se inseguiamo i giovani invece di indicare loro qualcosa di più grande, siamo ridicoli. E lasciamo soli i nostri figli.

I nostri figli sono pieni di amici. Hanno solo noi come padre e madre.

E il nostro primo compito è quello di aiutarli a trovare il loro senso per vivere.

Belinda Bruni Selis

Tratto dal sito https://silvanademaricommunity.it/la-paura-di-invecchiare-la-prima-schiavitu/

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