Macron ha un conto alle Bahamas ma querela Le Pen per diffamazione

SARA

E così un infuocato finale di partita si giocherà sul filo del sospetto, sulle carte bollate sventolate come deterrente, sulle invettive giudiziarie, sui relitti delle ideologie, ma anche sull’ ipotesi di conti correnti di Emmanuel Macron nei paradisi fiscali. La battaglia si combatte senza quartiere, all’ insegna della reciproca «diabolisation», la demonizzazione irrevocabile: «La Francia rifiuta la sua strategia di odio, madame Le Pen!», dice lui, in modo esattamente speculare e contrario a quello con cui lei lo attacca: «Lei è il candidato della finanza e delle banche». Lui vorrebbe far dimenticare il suo governo su mandato di Hollande, e lui la attacca in modo sprezzante sui conti dello Stato: «So che non sono il suo forte…».

Lei gli pianta un’ unghia nella carne con il sarcasmo dell’ ultima battuta: «Non giochi al professore e allo studente con me» (qui l’ illusione è doppia, perché tutti leggono un accenno alla relazione di Macron con una ex professoressa più vecchia di lui). Come sempre è stato il duello televisivo finale la scintilla, il palcoscenico, il luogo di precipitazione di tutte le tensioni, la madre di tutte le battaglie. E la prima coda venefica dopo il faccia a faccia più duro, spietato e cattivista della storia politica francese è la denuncia di Macron contro Marine Pen.

MACRON CARAIBI 1

Un gesto che rappresenta un punto di non ritorno nella rottura di ogni flebile galateo. Il candidato di En Marche!, ha presentato un esposto contro la sua rivale de Front National per «falso e propagazione di false notizie destinate a influenzare il voto». Una reazione probabilmente messa in conto dalla Le Pen, che, peraltro, ieri in Bretagna si è presa una pioggia di uova in faccia al grido: «Via i fascisti!». Ma nel ballottaggio di domenica, per la poltrona dell’ Eliseo, tutti giocano le loro ultime carte.

 

 

 

Nel confronto tv di mercoledì il livello dello scontro verbale – fatto di accuse e offese personali – era giunto fino al limite della rissa, e la candidata della destra radicale aveva insinuato con maliziosa sapienza (in forma interrogativa), che Macron avesse un conto corrente nascosto. Soffiate? Fake news? «Spero che non si venga a sapere tra qualche giorno o qualche settimana che lei ha un conto offshore alle Bahamas!». E per tutta risposta il candidato di En Marche! le aveva ricordato le sue inchieste giudiziarie (di natura politica).

Ancora ieri la candidata spiegava in modo sibillino il suo affondo: «Non ho prove che Macron abbia un conto offshore. Non era un’ insinuazione, ma una domanda, si ha ancora il diritto di farne?». Su alcuni siti americani sono in realtà circolati alcuni documenti che riporterebbero l’ esistenza di una società, con sede ai Caraibi, aperta da Macron nel 2012, e chiamata La Providence, come il suo vecchio liceo di Amiens nel quale conobbe l’ insegnante che sarebbe diventata la sua compagna attuale. Se si tratti di conti offshore per sfuggire dal fisco, non ci sono prove a dimostrarlo.

I primi sondaggi sul confronto non rivelano, apparentemente, colpi di scena. Secondo gli istituti demoscopici, tra i circa 16,5 milioni i francesi che hanno seguito il dibattito elettorale, non ci sarebbero sorprese rispetto ai pronostici: il 60% vede come favorito Macron. Ma – dialetticamente – il candidato centrista era molto più in difficoltà del previsto, rispetto alla manovra a tenaglia con cui la Le Pen ha scelto di andare all’ attacco, contestandolo contemporaneamente «da sinistra» (ad esempio sullo stato sociale e sulla sanità pubblica) e «da destra» (sull’ immigrazione e sulla lotta al terrorismo).

In alcuni momenti Macron ha scelto addirittura di non rispondere, ad esempio quando la candidata del Front gli ha contestato di aver accettato il sostegno di una associazione islamica che ha assunto posizione integraliste: «Lei ha accettato i voti di chi esprime posizioni antisemite, di chi odia gli omosessuali e di chi difende la lapidazione delle donne! Cosa mi dice?». Macron stupito aveva risposto con una domanda: «Lei che difende gli omosessuali signora Le Pen?».

Ci sono poi le battute folgoranti, forse scritte, di Marine: «Io sono la candidata del potere di acquisto, lei quello del potere di comprare!». Oppure: «Chiunque vinca tra noi due, in ogni caso governerà uno donna: nel primo caso io, nel secondo la Merkel». Lui si rifugiava nell’ ironia: «Le ho lasciato tre minuti di assolo…». Ancora Marine: «Lei sembra giovane ma in realtà è vecchio dentro». A cui risponde lo slogan classico di Macron: «Lei sta nutrendo le divisioni del paese».

Senza quartiere le polemiche sulle fabbriche chiuse e la Whirpol: «Lei non rispetta le persone, e fa i selfie nei parcheggi, mentre io entro nell’ impresa». Lei lo punzecchia: «Con i giornalisti?». Lui ribatte indignato: «Io ero con i rappresentanti dei dipendenti». Dove sono la destra e la sinistra tradizionale? Le vecchie geografie sono tutte saltate sui temi chiave. Non poteva essere altrimenti con socialisti e gollisti che muoiono al primo turno. La Le Pen: «Non ha responsabilità lei? Non ha partecipato alle scelte?». Macron incassa sorvolando sul proprio governo: «Non ero ministro delle finanze». Lei sulle pensioni dice che riuscirà con 17 miliardi di euro a garantirle a chi ha 40 anni di contributi.

 

Lui dice che non si può e ribatte: «Non cambierò l’ età pensionabile, non cambierò contributi, ma il sistema ogni anno sarà rinegoziabile se uno vuole aumentare l’ età pensionabile». Quando nel 2002 al ballottaggio arrivò (con il 16.9%) il vecchio Jean Marie Le Pen, al secondo turno Jaques Chirac vinse con un plebiscito dell’ 80%, perché si unirono nelle urne tutti i voti della sinistra e del centro. La domanda è: nella Francia del terzo millennio è ancora possibile questo miracolo elettorale?

Macron sta provando a non connotarsi sull’ asse destra-sinistra sperando di prendere i voti della sinistra radicale di Melenchon in nome dell’ antifascismo e quelli della destra di Fillon in nome della governabilità. Ma se accentuerà la caratterizzazione liberista, rischia di perdere i voti di sinistra se guadagna quelli di destra e viceversa. È questo che spiega la «strategia a tenaglia» di Marine. Che insegue la destra sulla sicurezza e la sinistra sui diritti.

Quanto a lei: solo se riuscirà a tramutarsi nella candidata della «protesta» potrà ambire a raccogliere sia una parte dei voti meno moderati di Fillon che una parte dei voti meno ideologizzati di Melenchon. La partita del ballottaggio si gioca con gli stessi ingredienti del primo turno. Ma con regole diverse. Due domeniche fa Le Pen e Macron hanno fatto il pieno sulla battaglia delle identità, adesso inseguono l’ ebrezza della seduzione.

 

 

 

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