E’ Morto Joseph Nicolosi lo Psichiatra che curava i gay

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Il 9 marzo 2017 all’età di 70 anni è morto Joseph Nicolosi, lo psicologo clinico statunitense, co-fondatore del NARTH (National Association for Research and Therapy of Homosexuality), noto per essere stato uno dei principali fautori delle cosiddette “terapie riparative” dell’omosessualità e per questo divenuto il nemico numero uno del movimento LGBT internazionale.

Nicolosi e la sua organizzazione sono stati oggetto di una vera e propria campagna di persecuzione e delegittimazione nonostante lo psicoterapeuta americano da più di 25 anni mettesse in pratica con successo le sue tecniche “riparative” dell’omosessualità presso la Thomas Aquinas Psychological Clinic di Encino, in California.

Una delle affermazioni più devastanti della propaganda LGBT è infatti che l’omosessualità non possa essere curata. I fatti ci dicono invece che la terapia psicologica ha ottenuto grandi successi nel diminuire, e in molti casi anche eliminare del tutto, le indesiderate attrazioni verso lo stesso sesso.

Il dott. statunitense Lawrence Hatterer, che ha aiutato tante persone con tendenze omosessuali, ha sottolineato la falsità di tale visione : «Ho “curato” tanti omosessuali […] Molti di questi pazienti si sono sposati, hanno messo su famiglie e vivono felicemente. E’ un mito distruttivo che “una volta omosessuale sarai sempre omosessuale».

Tipico esempio di tale campagna di mistificazione nei confronti delle “teorie riparative” è un articolo ad opera di una psicologa, dal titolo La follia delle terapie riparative per i gay, apparso sul settimanale “Donna” del quotidiano “La Repubblica”, dove si legge:

«[le terapie riparative] sono promosse da un piccolo gruppo di “guaritori”, il leader è lo psicologo statunitense Joseph Nicolosi, legati a organizzazioni religiose che sostengono teorie e tecniche non riconosciute e screditate dalla comunità scientifica internazionale. Si tratta di (mal)trattamenti che nel passato facevano ricorso a misure estreme come istituzionalizzazione, castrazione, elettroshock ai genitali. Oggi si basano su training di condizionamento avversivo in apparenza meno scioccanti ed estremi, ma ugualmente dannosi e immorali. Comprendono l’induzione di nausea e vomito mostrando immagini omoerotiche, ad esempio, la somministrazione di scosse elettriche, l’uso della preghiera. Condizionamenti per insegnare a fare “cose da maschi e da femmine”, assumendo comportamenti stereotipati del sesso biologico».

Un testo, evidentemente falso ed ideologico, in cui Nicolosi veniva ingiustamente accusato di praticare o proporre ai suoi pazienti le terapie cosiddette “avversative” (aversion therapies) attraverso l’utilizzo di tecniche violente ed estreme.

Per verificare la veridicità o meno delle affermazioni della psicologa di “La Repubblica” basta andare a consultare la corposa produzione scientifica di Nicolosi e, in particolare, il modello teorico ed il protocollo clinico da lui esposto nel suo volume Shame and attachement loss. In quest’opera, e nei suoi tanti altri libri e numerosi articoli, non è possibile riscontrare  alcun riferimento alle aversion therapies e agli altri deprecabili e distorti metodi citati.

Al contrario, Julie Amilton, presidente emerito del NARTH, ha smentito categoricamente tali calunnie, sottolineando come la sua organizzazione sia da tempo oggetto di una incessante campagna mediatica di odio e disinformazione ideologica:

«Il NARTH viene spesso descritto dai giornalisti con termini che non sono utilizzati dal NARTH o dai suoi membri. Ad esempio, talvolta il NARTH è accusato di offrire una “cura” per l’omosessualità, il chè implica che il NARTH vede l’omosessualità come una malattia. Il NARTH non considera l’omosessualità come malattia mentale […]. Un altro esempio di terminologia imprecisa è quello della terapia “di conversione”, un termine non utilizzato dai membri del NARTH. Questo termine sembra implicare un certo tipo di forza o l’idea di un terapeuta eserciti pressioni su un paziente perché cambi.

I terapeuti del NARTH affermano che la psicoterapia non dovrebbe mai essere coercitiva, ma deve essere offerta in conformità con l’etica professionale e il rispetto per l’autodeterminazione del cliente. Inoltre, i membri del NARTH non praticano né propongono “terapie avversative”. Questa forma di terapia comportamentista è stata utilizzata negli anni ’60 e ’70 per il trattamento di diversi tipi di problemi, tra i quali pensieri e sentimenti omosessuali indesiderati. Tuttavia, la terapia avversativa è stata ritenuta non etica ed è stata abbandonata più di 25 anni fa, prima della nascita del NARTH. Il NARTH incoraggia tutti i suoi membri a rispettare i più elevati standard di eticità, che per definizione dovrebbero escludere qualsiasi forma di terapia avversativa».

Lo stesso Charles Socarides (1922-2005), eminente psichiatra tra i fondatori del NARTH, ha sconfessato apertamente le terapie avversative, affermando: «È ciarlataneria. La punizione non va alla radice del problema. L’effetto non è durevole. E danneggia i pazienti in molti modi. Io non ho mai usato la terapia dell’avversione».

Nel riportare la notizia della scomparsa del dott. Nicolosi, Notizie Pro Vita ha pubblicato un commento di Luca di Tolve, in passato vittima dell’omosessualismo ed oggi divenuto un testimone della bellezza dell’eterosessualità:

«Con tristezza e gratitudine onoriamo la persona del dottor Joseph Nicolosi. Grande amico e maestro, e devoto cattolico. Grazie a Dio per la sua amicizia e i suoi insegnamenti. Possa riposare in pace. La giornata di ieri, 9 marzo, il nostro caro amico dr. Joseph Nicolosi è deceduto in ospedale, a 70 anni di età.

Con questo mix di tristezza, dolore e gratitudine enorme, onoriamo Joe Nicolosi. Grande uomo, con un bel fegato, eccellente maestro. Grazie per la sua persona e la sua disponibilità per insegnarci la verità e la profondità psicologica. Rendiamo grazie a Dio per i momenti che abbiamo potuto condividere con lui, per i progetti con rinascere, e per quello di cui avevamo parlato con lui, e i servizi che in quello professionale e personale ci arrivo a prestare.

La misura in cui la lobby gay celebra la sua morte, è la misura della paura al peso della verità e il coraggio con cui l’ha difeso, per aiutare quelli che ci hanno fatto credere che non potevano essere aiutati. Onoriamo e ringraziamo per la vostra vita. Ora ha finito la sua missione. E ci lascia con un grande impegno».

Non possiamo sottoscrivere in pieno questo commento e ringraziare infinitamente il dott. Nicolosi per il prezioso e coraggioso contributo medicoscientifico al servizio della verità e del vero bene delle persone con tendenze sessuali contro natura.

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