I tumulti popolari si placano con l’ oppio e l’ Eroina

Come sapete adoro le coincidenze. E, ancora di più, amo chi le sfrutta per dimostrare che qualsiasi versione dei fatti che differisca da quella ufficiale, sia tacciabile di complottismo per decreto, senza possibilità di appello. Oggi è giornata di festa, perché le coincidenze abbondano nelle ultime ore. Partiamo da una notizia del 9 maggio, di cui vi ho già dato brevemente conto ma che voglio riportare nella versione ufficiale dell’ANSA: “Donald Trump è pronto a mandare in Afghanistan tra i 3 mila e i 5 mila soldati in più, per intensificare la lotta ai talebani. Lo affermano alcuni media americani citando fonti del Pentagono. Attualmente sono 8.400 i militari Usa in Afghanistan, niente a che vedere col picco di 100mila uomini toccato nel 2010-2011, prima che Barack Obama iniziasse la fase del ritiro”.

Bene, ora una notizia fresca di giornata, sempre fonte ANSA: “L’amministrazione Trump alza il tiro contro il regime della Corea del Nord. La CIA ha infatti creato una task force speciale con il compito di frenare e ostacolare il programma nucleare e quello missilistico di Pyongyang. Il Korea Mission Center, spiega Mike Pompeo, n.1 dell’agenzia di intelligence, consentirà agli Usa di combattere in maniera più efficace la minaccia rappresentata dal regime di Kim Jong-un. A capo della struttura un veterano degli 007, di cui non è stato rivelato il nome. Il Korea Mission Center – la cui creazione viene letta dagli osservatori come il segnale di un approccio più aggressivo di Trump verso Pyongyang – coordinerà l’azione di tutti gli 007 Usa che si occupano della Corea del Nord e usufruirà non solo delle risorse della CIA ma anche di quelle di tutte le altre agenzie federali di intelligence. La task force è nata sulla falsa riga dei Mission Center già esistenti per l’Africa, per il Vicino Oriente e per l’antiterrorismo”. Insomma, pare che si stiano scaldando ulteriormente i motori su due fronti caldi, alla faccia del non interventismo sbandierato da Trump in campagna elettorale.

E cosa hanno in comune Nord Corea e Afghanistan, a parte l’essere finite sotto la lente d’ingrandimento degli USA? L’oppio. E qualcuno comincia a pensare che l’attenzione improvvisa e morbosa di Washington nei confronti di Pyongyang, motivata da poco o nulla, visto che gli esperimenti missilistici proseguono da anni, abbia a che fare anche con il ruolo di primario produttore della Corea del Nord: il perché, lo scopriremo più avanti. Questa foto

 

risale al luglio 2014 ed è stata scattata nel corso di una missione cinese oltre il confine nord-coreano e resa nota da “Dream Makers for North Korea”, gruppo di attivisti guidato dall’ex deputato Park Sun-young: dimostra come i campi di coltivazione siano sempre più attivi lungo il confine e come la droga passi a fiumi verso il mercato cinese del Nord-Est. Per evitare i satelliti USA, i nordcoreani avrebbero sviluppato un sistema di coltivazione a macchia di leopardo, evitando eccessive concentrazioni in acri ma ormai le prove sono schiaccianti: due trafficanti condannati a morte in Cina hanno confermato come la droga nordcoreana sia quella primariamente smerciata nelle province cinesi di Liaoning, Jilin e Heilongjiang. Per cercare di tamponare il fenomeno, le forze di sicurezza cinesi hanno creato muri di filo spinato ma il traffico pare inarrestabile, tanto più che si ritiene che si tratti di un business di Stato per creare fondi illeciti, operato attraverso la cosiddetta unità “Room 39” e con militari e funzionari di sicurezza coinvolti in produzione e distribuzione, la quale spesso e volentieri passa il confine dentro vecchi televisori LCD rotti, spediti in Cina per essere riparati.

Insomma, la questione non è nuova. Ma da metà febbraio di quest’anno, la produzione di oppio ha avuto un boom in Nord Corea come risposta alle sanzioni cinesi contro Pyongyang, legate soprattutto all’import di carbone nordcoreano, commercio che rappresenta il 40% di tutte le esportazioni di Pyongyang verso Pechino. Stando all’oppositore del governo, Kang Cheol-hwan, presidente del North Korea Strategy Center, “il Nord sta coltivando campi di papavero un’altra volta per il traffico, un modo per assicurarsi finanziamento a sostegno del regime”. Certo, la produzione nord-coreana è poca cosa se paragonata a quella afghana ma, stando a dati di Chosun Ilbo, Pyongyang produce circa 40 tonnellate di oppio all’anno, un dato paragonabile a quello del Pakistan. E l’Afghanistan? Beh, qui il dato è eclatante, basta guardare il grafico:

 

da dopo la caduta dei talebani, primo passo della “Guerra al terrore” scatenata in risposta all’11 settembre, l’industria dell’oppio nel Paese ha conosciuto un vero e proprio boom. Prima che i talebani ponessero fine alla coltivazione, perché ritenuta contraria alla sharia, l’oppio afghano serviva per produrre il 75% dell’eroina in giro per il mondo. Bene, dall’ottobre 2001, tutto è tornato come prima: non solo il commercio di oppio è tornato in auge ma lo ha fatto con numeri enormi, visto che si è passati dalle 185 tonnellate prima del bando dei talebani alle 3.400 del 2002. Negl ultimi dieci anni, l’ammontare di campi coltivati a papavero da oppio è continuato a salire, tanto che oggi l’oppio prodotto in Afghanistan serve come materia base per il 90% dell’eroina mondiale. E se nello stesso lasso di tempo, il governo USA dice di aver speso 8,4 miliardi di dollari per programmi di contrasto del narcotraffico in Afghanistan, giova far notare che le principali coltivazioni godono della sorveglianza speciale proprio dei militari statunitensi.

Ora, non serve scomodare teorie complottiste per sapere che la CIA, da decenni, opera di fatto una sorta di narcotraffico di Stato a fini di destabilizzazione, ci sono documenti ufficiali declassificati dalle varie presidenze per scadenza dei termini di segretezza a confermarlo, guerra del Vietnam in testa. Soldi? No, principalmente controllo sociale: l’eroina evita le rivoluzioni interne. Casualmente, come ci mostrano questi grafici,

 

tra il 2002 e il 2013 il consumo di eroina negli USA è salito del 63%, toccando un massimo da 20 anni. Nello stesso lasso di tempo, i casi di overdose sono quadruplicati. In America si sta vivendo ormai da anni una dipendenza da oppio spaventosa, la quale riguarda anche gli antidolorifici ma negli anni a partire dal 2010, quelli del ricasco più forte della crisi Lehman Brothers, il fenomeno è diventato epidemico. Stress, panico, depressione: i mali sociali legati alla crisi hanno un’unica risposta, l’oppio. E la politica, almeno quella estera in Afghanistan, dimostra che le amministrazioni USA hanno ben presente il valore strategico dell’oppio afghano: da un lato spendono miliardi per programmi contro i narcotici ma dall’altro, non solo si oppongono veementemente alla legalizzazione, addirittura vedono il Dipartimento di Stato dire chiaro e tondo che lo sradicamento della produzione nel Paese non è un obiettivo primario. Donald Trump vuol fare la guerra alla Corea del Nord per l’eroina? Ovviamente no. Perché almeno tre motivi.

Primo, se sarà regime change a Pyongyang non saranno certo i missili USA a renderlo possibile, quanto un intervento cinese da terra – debitamente preparato – al fine di eliminare un alleato ormai scomodo e fuori controllo, scendendo a patti con Washington per mettere al potere un suo sostituto più manovrabile e gestibile. La Cina continuerà così a stampare moneta senza che Washington la definisca “una manipolatrice valutaria” e, magari, qualche truppa USA potrebbe pattugliare aree del Paese, in quello che verrebbe spacciato – mai verbo fu più azzeccato – come un atto di enorme disgelo. Secondo, le guerre USA non le decide la Casa Bianca, bensì il Pentagono, dopo che qualche settimana fa Donald Trump ha firmato la delega riguardo le opzioni operative su Afghanistan e Siria: decide il generale James Mattis, è lui il signore della guerra. E’ lui ad aver deciso di sganciare la bomba MOAB in Afghanistan, senza l’ok della Casa Bianca, avvisata a cose fatte: quell’ordigno ha distrutto davvero solo dei tunnel o, alla luce di tutto questo, c’era qualcosa di più imbarazzante da ridurre in cenere? Terzo, appare quantomeno strana l’apertura di un fronte afghano da parte dell’amministrazione Trump, il quale non aveva mai citato il Paese tra le sue priorità. Casualmente, però, i talebani si sono ringalluzziti di colpo e, soprattutto, hanno cominciato a dialogare con i russi per un possibile tavolo della pace che metta seduti allo stesso tavolo i vari capi fazione.

A forzare la mano con Trump è stato John W. Nicholson, fedelissimo di John McCain, capo delle forze USA e NATO in Afghanistan, il quale ha chiesto più truppe per stabilizzare la situazione nel Paese. Il 4 maggio, poi, testimoniando di fronte al Comitato per la sicurezza interna del Congresso, è stato il capo del Comando per le operazioni speciali, il generale Raymond A. Thomas III, a dichiarare che “la Casa Bianca dovrebbe riflettere sull’opzione di invio di nuove truppe, le quali offrirebbero un importante aiuto nella lotta in atto”. Cinque giorni e Donald Trump si è deciso: tra le 3 e le 5mila truppe in più. Altri due giorni e nasce la speciale task force della CIA per la Corea del Nord: certo, ci sono i talebani da una parte e un dittatore un po’ matto dall’altra ma c’è oppio in entrambe i Paesi.

E se volete un esempio di cosa la droga stia facendo nelle metropoli USA, prendete l’esempio di Baltimora, un tempo città operaia e oggi tramutata in una sorta di ghetto abitato da dead men walking, grazie all’eroina e agli oppiacei. Questo video:

In alcune aree, quando cala il sole, la gente non si avvicina nemmeno. Stando al “Baltimore Sun Newspaper”, da inizio anno in città ci sono già stati 118 omicidi e si teme di superare quota 400 entro fine anno. Il tutto a fronte di una popolazione cittadina in continuo calo, toccando ormai i minimi da 100 anni, come confermato dai dati dello US Census. Ma cosa accade? Cosa ha portato Baltimora ad aver quasi polverizzato il tasso di omicidi più alto, da inizio anno a fine aprile? La dipendenza da oppiacei. Ce lo dice il Commissario cittadino per la salute, la dottoressa Leana Wen: “Ci sono più morti per overdose a Baltimora che per omicidio”, tanto che nel 2016 le vite reclamate dall’eroina sono state 2.000 in tutto lo Stato e 800 solo nella capitale. E la polizia ha già lanciato l’allarme pubblico: “Nelle nostre strade sta arrivando il Carfentanyl, un oppiaceo 100 volte più potente dell’eroina che può anche uccidere alla prima dose, istantaneamente”.

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Redazione Mginvestment

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