Perche’ in Italia non puo’ scoppiare la rivoluzione

Messina, Roma, Atene – Giovanni AgostinoSete di Giustizia Messina – I giovani greci in queste ore, come sempre traditi sia dalla politica nazionale che europeista – e chi trova le differenze è bravo (…) – stanno contando gli spiccioli rimasti in cassa, da riversare ancora una volta nelle tasche dei grandi usurai… Ma i giovani italiani, per contro, non vivono meglio: essi vivono oggi l’epoca senza fine delprecariato, sacrificati a svolgere lavori di furtuna, sporadici o a tempo determinato che non danno alcuna prospettiva per il futuro; è un dato di fatto come i matrimoni siano drasticamente diminuiti in Grecia come in Italia, per il semplice motivo che manca una ragionevole previsione per costituire un nucleo familiare; il tasso di natalità, dunque, è comprensibilmente ai minimi storici. Sorprende poi l’apatia generalizzata su fenomeni che abbassano a rango di mero “strumento del mercato” l’essere umano; conseguentemente il “giovane medio” non si affanna più, da qualche anno a questa parte, a ricercare delle soluzioni che possano migliorare la propria condizione sociale ed economica, vivendo costantemente in bilico tra un posto di lavoro ed un altro. Del resto la concorrenza è spietata e le assunzioni rappresentano il frutto dolce ma acerbo da conquistare a tutti costi a discapito del prossimo, in una giungla sociale senza alcuna meritocrazia. Capirete bene che il mondo nel suo complesso… e quello del lavoro nello specifico, si trovino oggi in una condizione drammatica ed unica dal dopoguerra ad oggi. La classe politica, per contro – volente o nolente –  è totalmente incapace a far fronte alle problematiche di un Paese ormai in balìa di se stesso, dimostrandosi sempre più completamente appiattiva alla volontà dei grandi banchieri centrali. A questo punto la domanda sorge legittima: perché in Italia non scoppia una rivoluzione?

Limite di Galimberti e lotta di clase sessantottina                  

Secondo il filosofo Umberto Galimberti in passato, a suo dire fino al ’68, la lotta rivoluzionaria avrebbe avuto una “dimensione umana” e il conflitto sarebbe sorto, sempre a suo dire,  legittimamente tra due volontà distinte, nel senso che gli interessi degli operai non erano gli stessi del grande imprenditore: dunque il  cosiddetto padrone da contrastare era una persona fisica con un volto, un nome e cognome. Ovviamente c’è da dire, per sfatare ogni falso mito, come la lotta di classe sessantottina mai denunciò il grande nemico dei popoli, individuabile nel sistema bancario internazionale e nelle banche centrali,emittenti moneta-debitoanche all’epoca, in effetti, si trattò in sostanza di una solita “guerra tra poveri” caratterizzata dalla cecità strumentale dei sindacati (vedi qui Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della società strumentale) e fomentata dai poteri forti (vedi qui La Scuola di Francoforte: la congiura della corruzione – Prima Parte e qui La Scuola di Francoforte: dalle droghe al gender – Seconda Parte) con la precisa volontà di sovvertire i “vecchi” schemi sociali e familiari.

 Il comune nemico          

Oggi, finalmente, ci si è resi conto – e lo si sta facendo sempre più – che servo e padrone stanno dalla stessa parte, entrambi afflitti dai debiti a causa del regime usurocratico denunciato dall’emerito professore di diritto, Giacinto Auriti. Chi comanda è la Grande Finanza, la quale non ha una dimensione umana e rimane sempre nell’assoluto anonimato: nessuna identità umana percebile ai sensi si ravvisa in essa, anche se dietro qualcosa c’è sempre qualcuno ed una mission ben precisa. Il giovane medio, dunque, non riuscendo a decifrare le cause del male e della sua profonda insoddisfazione e tristezza indotta cade nella rassegnazione e continua a vivere il quotidiano con l’inerzia della palla che rotola dalla rupe, come se tutto fosse “normale”.

 Quale rivoluzione?        

Se il problema è di matrice finanziaria e monetaria non occorre una rivoluzione violenta che si presti a facili manipolazioni; opportuna semmai è una rivoluzione monetaria fondata sulla “Giustizia”. L’unico che ha saputo intraprendere seriamente e provvidenzialmente una lotta senza confini contro la dimensione anonima che definiamo “Grande Finanza” è stato proprio il professor Auriti che ha elaborato laTeoria sul Valore Indotto della Moneta. Negli anni Novanta il professore condusse una serie di iniziative e chiese – tra l’altro – al Tribunale di Roma di dichiarare la moneta, all’atto della emissione, di proprietà dei cittadini, sostenendo l’illegittimità dell’attuale sistema di emissione della moneta, in quanto la Banca Centrale si arroga – attraverso un mero trattato: quello di Maastricht / Art. 105 – il diritto di proprietà sulla medesima.

Una strada chiara e già ben illuminata dalla Provvidenza            

Come vedete il percorso rivoluzionario di matrice monetaria è già stato indirizzato dopo studi giuridico-monetari trentennali, elaborati dal compianto professore. E’ il momento, specie per noi giovani, di percorrere la via indicata. Chi comanda sa che tutte le rivoluzioni che si rispettano sono contagiose: un’eventuale rivoluzione monetaria in Italia non rimarrebbe immobile tra i nostri confini. Questo i grandi usurai lo sanno bene e perciò studiano costantemente e febbrilmente le contromosse per neutralizzare ogni anelito di libertà e riscossa: i più attenti, in merito, si saranno certamente accorti della costante diffusione di armi di distrazione di massa (calcio, amore esasperato per la tecnologia, droghe, alcool, pornografia senza limiti e censure, divertimento a tutti i costi e a buon mercato, vizi di ogni genere ed alienazioni varie…). Dunque il giovane medio, in stato di rassegnazione, si abbandona al presente vivendo gli eccessi abilmente forniti dalle èlite, a pieno regime.  Il potere appare invulnerabile, troppo forte, scoraggiando così ogni tentativo di cambiamento: e questo soprattutto perché non si coglie la dimensione spirituale della “guerra” in atto; e nel contempo non si coglie neppure la straordinaria potenza dello spirito quale reale arma di liberazione. Lo stato apatico delle cose dipende tuttavia dal popolo, in primis dai giovani; esso dipende, dunque, anche da noi e da una provvidenziale rinascita spirituale: l’unica scossa capace di destare le masse dal sonno mortale. Il cambiamento di questo folle status quo dipende da noi!

 Destinati a vincere          

Cari lettori è tutto nelle nostre mani, anche se va chiaramente esplicitato il fatto che la rivoluzione monetaria non può e non deve avere alcun colore politico, recintandosi dietro le mura cadenti di un singolo partito: ciò oltre ad essere riduttivo assoggetterebbe ingenuamente il cittadino “risorto” ad etichette o stereotipi di ogni genere, ingenerando ulteriori divisioni. Il professore Auriti più volte ha affermato che esponenti politici sia di sinistra che di destra possono convergere per il raggiungimento della sovranità popolare della moneta. Va ricercata la collaborazione di tutti perché la moneta è di tutti i cittadini: sta alla nostra intelligenza e sensibilità trovare i metodi per realizzare questo miracolo, nelle certezza che la battaglia è destinata a farci conquistare la palma della vittoria. Le idee forza incorporano la forza della verità e sono destinate a vincere per loro natura. Questa è un’idea forza

Autore Giovanni Agostino 

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