Recensione Turandot Pavia 09/12/2016

PAVIA  9 dicembre 2016

La produzione Turandot realizzata dal teatro di Brescia, dopo le tappe di Bergamo e  Cremona, approda finalmente al teatro Fraschini di Pavia dove si registra un tutto esaurito, non tanto per il cast, dove non compaiono grandi nomi , ma perche’ un’ opera come Turandot posside un fascino unico, irresistibile ed esotico capace di attirare melomani ma anche curiosi.Iniziamo dalla regia di Giuseppe Fregeni.Dei pannelli laterali neri che in qualche modo sostituiscono il palazzo reale di Pechino fanno da sfondo alla atmosfera buia e tetra che acompagna tutta la  rappresentazione.Bella l’ idea di far apparire in mezzo al palco delle teste di gesso che rappresentano le “teste mozzate” dei pretendenti di Turandot. I costumi dei personaggi sono molto modesti e poco appariscenti ad eccezione del costume di Turandot , molto sfarzoso ed elaborato , perfino luminoso, ma piu adatto ad una Butterfly. Questa regia poco legata alla tradizione e’ sembrata fredda e tetra lontana dal libretto di Puccini.La direzione di Carlo Goldstein, alla guida dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali non entusiasma per nulla.Fin dalle prime note si intravede paura e senso di smarrimento, viene meno quella magia che si crea quando si dirige una opera come appassionante come Turandot .La sua  direzione risulta scandita da tempi troppo veloci,  difetta di fraseggio e introspezione, limitandosi a una direzione che non vede sfumature orchestrali oltre il mezzoforte, insistendo sul forte e il fortissimo quando non richiesto.E’ mancato certamente l’equilibrio sonoro fra buca e cantanti. La Turandot di Teresa Romano delude le aspettative e conferma tutte le nostre perplessita’ sulla sua inadeguatezza a ricoprire a ricoprire questo ruolo sia per qualita’ vocali sia per doti tecniche.Si registrano molti difetti di emissione nel registro acuto,soprattutto nella seconda ottava. Si trova  spesso in affanno ed e’ per questo costretta a spingere sulle corde vocali.Paga il prezzo del debutto in un’ opera cosi’ terribile come Turandot. Il Calaf di Rubens Pellizzarri, non convince e non riesce a trasmettere nel suo “nessun dorma”  quella passione e quel brivido, che solo i grandi tenori riescono ad offrire al pubblico quando si cimentano in questa difficilissima opera. Le qualita’ vocali non mancano ma risulta poco espressivo e molto statico sulla scena, soprattuto sembra privo di passione e sentimento  quando duetta assieme al soprano. La Liù di Maria Teresa Leva purtroppo non brilla.Ci sono troppe imprecisioni nel cantato, i suoni risultano molto spesso indietro e sembra pagare il prezzo di debuttare in un opera cosi’ vocalmente impegnativa come turandot. Buona la presenza scenica e le indubbie qualita’ vocali. Dei Ping Pong Pang di Leo An, Saverio Pugliese ed Edoardo Milletti, emergono le doti vocali  di Leo An, che ha saputo destreggiarsi con eleganza e con esperienza sulla scena mostrando buone doti vocali.Non delude affatto Edoardo Milletti.Convincente anche la prova di saverio Pugliese. Discreta la prova di Alessandro Spina (Timur), mentre una menzione speciale va al talento ed al coraggio di Marco Voleri (Altoum) Il coro diretto da Diego Maccagnola non sfigura nonostante venga relegato per tutta la recita dietro le quinte.

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